La volatilità non è un'opinione - Sfruttiamo l'ATR

Aggiornamento: 28 apr

Quando parliamo di volatilità parliamo sostanzialmente del movimento del rezzo di un asset, ma non mi riferisco al fatto che esso cambia, ma bensì come cambia.


Che cosa intendo? Se ad esempio decidiamo di intraprendere un viaggio in macchina, una volta scelta la strada per raggiungere la destinazione, il “come” non è scontato. Posso scegliere di impostare una velocità media ed inserire un blocco che la mantenga costante oppure posso accelerare dov’è possibile riducendo il tempo di viaggio. Ma può capitare di incontrare un ingorgo e dover decelerare bruscamente o addirittura fermarmi. Questo è ciò che succede anche al movimento del prezzo: esso può muoversi con piccole ma costanti variazioni oppure può avere degli impulsi improvvisi o delle pause.



  • In caso di poca volatilità, il movimento di prezzo risulterà piccolo indipendentemente dalla direzionalità.

  • In caso, invece, di grande volatilità, potremo evidenziare forti impulsi improvvisi sia in salita che in discesa.


Possiamo dire che il prezzo può avere grande volatilità anche durante una lateralizzazione, perché le oscillazioni fra il prezzo minimo ed il massimo possono essere grandi.

 

Un indicatore a che serve


A questo punto entra in ballo l’Average True Range, un indicatore che mette in evidenza proprio questa caratteristica: la variazione di volatilità. Perché questo indicatore risulta essere molto usato? Semplicemente per evidenzia situazioni da prendere in esame ed aiuta a proteggere le proprie operazioni da perdite impreviste. Esso, infatti, è una media mobile che evidenzia come varia la volatilità di un determinato asset. Questa caratteristica deve subito far capire che tale indicatore non indica dove andrà il prezzo, ma bensì, mette in risalto come potrebbe cambiare la volatilità. Esatto, evidenziando come essa varia da delle indicazioni di come potrebbe cambiare il prezzo ma non il target. Un forte aumento di volatilità evidenziato dall’indicatore mette in allarme su una possibile ed imminente contrazione di volatilità. Al tempo stesso, una forte contrazione della stessa, indica una probabile ed imminente esplosione di volatilità.


Ho detto esplosione e non crescita o crollo.


Questo significa che potrebbe partire un forte impulso rialzista ma anche un forte impulso ribassista.

Quello che sappiamo è che è probabile un aumento di volatilità ma, la direzione, dobbiamo cercare di intuirla attraverso ulteriori analisi con altri strumenti e indicatori. Ho detto inoltre che questo indicatore può aiutare a proteggere il conto di trading e le operazioni che decidiamo di mettere a mercato. Ragionando su ciò che evidenzia risulta automatico che, se indica il variare della volatilità indica la grandezza delle oscillazioni e quindi dove posizionare in modo conservativo lo stop-loss.


 

ATR in pratica


Troppo spesso ho sentito persone che operano nel trading che hanno poca attenzione nella tutela del proprio conto. Troppo spesso ho sentito di trader improvvisati che non impostano una sicurezza quale lo stop-loss. Il peggior caso è quando viene impostato uno stop-loss stretto e non basato su un’analisi di movimento del prezzo ma solo sul rientrare nel money management.



Ecco, vi svelo un segreto noto a qualsiasi trader che si rispetti: il money management “decide” se un’operazione è corretta in base allo stop-loss necessario da strategia.

Quindi, è conseguente che non impostiamo lo stop-loss in base al money management. Fatta questa necessaria premessa, l’ATR, evidenziando l’entità del movimento del prezzo mette in luce quale potrebbe essere uno stop-loss adeguato per evitare brutte sorprese. Una regola abbastanza usata è quella di calcolare il doppio dell’ATR come stop-loss, ma… Ricordiamoci che come tutti gli indicatori che si rispettano, anche l’ATR è parametrizzato. Che cosa significa? Che essendo una media mobile viene caricato in base ad un numero di periodi (sessioni o per semplificare, possiamo dire candele), che normalmente è 14. Ma se siamo su time-frame intraday possiamo usare un numero periodi (calcolato in giorni) da 2 a 10 giorni mentre su time-frame più grandi operiamo con un numero di periodi da 20 a 50 giorni.


Chiaramente, cambiando il modo con il quale viene calcolato l’ATR varierà anche il suo valore ed il relativo valore dello stop-loss.


L’approccio vincente al trading non è semplicemente raccogliere il maggior numero di informazioni, ma è quello di saper sfruttare al meglio tutte le informazioni che raccogliamo. Considero ovvio che le informazioni raccolte siano valide e che siano prese da fonti attendibili, ma è inutile avere una miriade di informazioni anche contraddittorie fra loro senza sapere che farne. Non siamo bibliotecari, ma trader quindi dobbiamo leggere le informazioni ed estrarre ciò che è utile per noi.


Un indicatore non è uno strumento che “decide” se fare o non fare un’operazione, questo ruolo appartiene di diritto al trader.

Un indicatore o un’informazione “fondamentale” o tecnica sono strumenti che evidenziano situazioni che possono confermare o rendere deboli le nostre convinzioni.


Il trader cerca un vantaggio statistico e non una palla di cristallo.

L’ATR è un indicatore che evidenzia come si sta comportando l’asset, in che modo sta affrontando il viaggio verso un certo target di prezzo. Tale target di prezzo, però, può cambiare in relazione ad un numero enorme di condizioni esterne. Il trader deve comprendere se è possibile o meno sfruttare la situazione indicata dall’ATR, oppure, come capita nella maggior parte dei casi, sfruttare l’ATR per avere chiarire una situazione evidenziata dalle condizioni di una strategia utilizzata.


L’obiettivo è sempre e solo avere il giusto vantaggio statistico ed imparare anche a “non scegliere” e non agire se non ci sono le condizioni.
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